Respira ogni attimo…

Quante volte diamo per scontato tutto ciò che ci accade?
Quante volte presi dal nostro ego smettiamo di ascoltare chi è accanto a noi?
Quanto è difficile respirare ogni attimo?

Spesso la routine ci porta a dimenticare una cosa fondamentale, l’ascolto di noi stessi e di chi è accanto a noi, spesso siamo talmente presi da ciò che accade da non respirare ogni attimo.
La vita non è stata generosa con me e forse avrei dovuto comprendere l’importanza del tempo anni prima.
La morte improvvisa di un’amica a me cara aveva messo un semino su ciò che sarebbe stato il mio cammino consapevole, ma solo quando vidi mia sorella uscire dalla sala operatoria per un’operazione al cuore qualcosa scattò dentro di me ed iniziai ad osservare il tempo in modo differente.

Quale rapporto hai con il tempo?

Fermati, ora, si proprio ora… chiudi gli occhi e pensa a cos’hai fatto oggi, pensa all’emozioni che hai percepito in ogni tuo gesto fino ad ora.
Non ho scritto nulla sul crollo del ponte a Genova,non l’ho fatto per scelta mia personale, Genova la città che ha ospitato grandissima parte della mia vita, Genova una città che tanto ho odiato quanto ho amato.
Il giorno del crollo piansi di nascosto, piansi ascoltando il battito del mio cuore, piansi per i parenti e gli amici rimasti di chi non c’era più.
Da quel giorno lessi post con giudizi, attacchi, spiegazioni ed intanto pensavo a quanto la vita possa scivolare via in un attimo.
Solo chi mi conosce sa quanto sia difficile per me questo periodo dell’anno, ma ho deciso di scrivere a te che hai scelto di prenderti del tempo per leggermi, scrivo a te e ti chiedo di abbracciare di più le persone che hai accanto,ti chiedo di accudire di più te stesso e chi ami, scrivo a te che sei in una vita infelice e non fai nulla per cambiare la situazione in cui sei, scrivo a te e ti chiedo una semplice cosa vivi, ed ama ogni tuo respiro.
Spesso nel web si trovano articoli sul come lavorare su se stessi, su cosa fare e non fare, io ti chiedo solo una cosa, vivi.. ama ogni cosa intorno a te e fa un bel respiro, si ora, un respiro profondo e sorridi, sorridi per quello che la vita ti ha donato oggi e ringrazia.
A breve compirò 38 anni e nella mia vita di cose ne sono cambiate, ma una cosa l’ho imparata, perdermi nell’osservare i dettagli intorno a me ed anche quando tutto sembra insormontabile focalizzarmi sul mio cuore e ringraziare per essere qui.

Mi hai letta fino a qui? Respira ancora profondamente e ringrazia.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carrol)

Khadija

Quando la tua passione diventa il tuo lavoro.

Ho deciso di scrivere queste due righe perché spesso mi sento dire che sono un esempio da seguire perché ho fatto della mia passione il mio lavoro.
Ho iniziato ad intraprendere un viaggio tra olismo e femminino sacro che ero solo una ragazzina e di anni ora ne ho quasi 38, un viaggio esclusivamente mio dove cercavo qualcosa che mi salvasse dai dolori del mio passato e mai avrei immaginato di farne un lavoro.
Spesso mi ritrovo a sorridere perché nel web trovi tantissimi corsi per poter avviare la tua attività, oppure vedi moltissime persone pubblicare continuamente il loro successo, ecco io non voglio parlarti dei miei traguardi, ma dei miei sacrifici.
Nel 2013 decisi di aprire un’associazione culturale per far conoscere l’olismo alle persone intorno a me, ma io ero solo un’esterna, non mi sentivo pronta, decidere di accompagnare il prossimo era qualcosa che richiedeva un sentire profondo ed una grandissima umiltà e tra le mie paure c’era anche quella di scordare l’ascolto della pancia e di diventare tutta ego perché questo vedevo spesso intorno a me.
Nello stesso anno nacque anche il mio progetto contro la violenza sulle donne, volevo aiutare persone che come me avevano conosciuto quel dolore trovando qualcuna che le capisse,intanto studiavo, studiavo e continuavo a studiare mentre ogni giorno andavo in ufficio come dipendente.
Ogni passo è stato un sacrificio sia di tempo che di denaro, spesso mi ritrovavo stanchissima la sera tanto da non riuscire a prendermi del tempo per me e nel frattempo continuavo la mia terapia personale.
Già hai letto bene, sono  in terapia perché credo che per essere di supporto al prossimo prima di tutto non devo smettere di esserlo per me stessa.
Quando arrivò il licenziamento dall’ufficio compresi che era giunto il momento di mettersi in gioco, lavorai sul mio sito, sui contenuti ed iniziai ad offrire lezioni di yoga e trattamenti ad offerta libera, iniziai a farmi conoscere prendendo in affitto un piccolo spazio in condivisione fino a che un giorno arrivò il mio studio definitivo.
Ogni volta che entro nel mio studio ne osservo i muri ed i colori, ogni volta respiro e sorrido perchè ogni parte dello studio di Lotus Harmony è un pezzo di sacrificio, dalla mia liquidazione, al tempo dedicato a tirarlo su insieme alla mia socia,è la mia casa.
Ho una storia passata molto difficile, e questa è la prima volta che posso definire un posto casa, anche se è il luogo dove lavoro è anche dove ogni parte di me respira liberamente e dove sia le mie lacrime che quelle di altre persone vengono accolte.
Sono diventata una libera professionista costruendo ogni parte di me ed accogliendo anche i momenti difficili compresi i sacrifici economici tra tasse, affitto e bollette e vorrei che ogni persona che varcasse la porta di Lotus ne comprendesse la bellezza proprio perchè è il luogo che io chiamo casa.

Desideri metterti in gioco facendo della tua passione il tuo lavoro?

Il mio consiglio è quello di ascoltarti e farti seguire da persone che ti aiuteranno a costruire, con i pro e contro, la tua attività,perché essere una libera professionista non è una passeggiata e ci vuole la consapevolezza che la tua vita non sarà più la stessa e che dovrai cancellare la tua mentalità da dipendente.

Ti elenco le persone che continuo a seguire e che potrebbero aiutarti :

Gioia Gottini
Giada Carta
Enrica Crivello

Non dimenticare la cosa più importante : ascoltati con rispetto e fai la stessa cosa con le persone intorno a te che hanno cominciato una loro attività in proprio.

Khadija

La donna scheletro

Sono mesi di forte introspezione dove la luce ed il buio si sono alternate nella mia vita, dove ho ascoltato, pianto e respirato a pieni polmoni ogni avvenimento.
Una nuova relazione ha fatto capolino nella mia vita che ha stravolto tutti i miei schemi.
Spesso lavoriamo su alcuni aspetti del nostro essere, ma rimaniamo ancorati ad alcuni schemi che ci portiamo dietro da tutta una vita.
Questa relazione mi ha messa davanti ad uno specchio ed ho visto una me riflessa che ha sempre tenuto sotto controllo l’amore, questo non significa che io non abbia mai amato in passato, semplicemente non mi sono mai lasciata andare completamente.
Grazie ad una sorella, a cui ho chiesto d’intraprendere un viaggio sciamanico, ho scoperto che un pezzo della me bambina è rimasta staccata da me e da tutta la vita piangeva nascosta dal mondo.
Quando si vive una vita dove non si sa cosa significa avere radici è molto difficile lasciarsi andare completamente.
L’universo a 37 anni mi ha messa di fronte a tutte le mie paure che sono uscite prepotentemente nella mia relazione.
Nella notte della Berchta il mio compagno ha deciso di aprire una pagina a caso del libro “Donne che corrono coi lupi” e la Donna scheletro è arrivata per farci lavorare e comprendere.

“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.
L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.
Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.
“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.
Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.
Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.
“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.
Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.
All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.”

La psicoanalisi di questa fiaba inizia con “L’incapacità di affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro fa si che molte relazioni amorose falliscano, per amare bisogna essere non soltanto forti, ma anche saggi, la forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro”
Fin quando si è nella fase dell’innamoramento, dopo l’accettazione del volersi, tutto è meravigliosamente bello, nessuno dei due amanti vuole guardare le parti oscure, si rimane nel farfallio delle emozioni e chi non vorrebbe fosse sempre così?
In questa relazione la Donna Scheletro si è presentata molto presto.
La comunicazione ci sta donando la possibilità di stare mano nella mano ed affrontare le parti oscure anche quando ci spaccano.
Imparare ad amare un’altra anima e affidarsi completamente è qualcosa che per me è sempre risultato molto difficile, il controllo era sempre li pronto a riemergere, il controllo di me stessa, la mia super eroina personale che non ha bisogno di aiuti, anzi è sempre lei ad aiutare il prossimo.
La trasformazione che è in atto in me è qualcosa che va a riprendere chi sono stata da che ne ho memoria, accogliere anche ciò che non amo di me stessa, la mia sorella oscura, e farci due chiacchiere.
La Donna Scheletro  viene interpretata da Clarissa ( autrice del libro ) come un dono che porta sette compiti che insegnano a un’anima ad amarne un’altra :

  1. La scoperta dell’altro come tesoro spirituale. Ogni relazione che sia amicale oppure amorosa giunge per portarci degli insegnamenti.
  2. La caccia. Quei momenti dove diventiamo cacciatori perchè l’istinto ci porta a capire che desideriamo tale anima.
  3. Nascondimento. Quel momento dove i timori delle nostre ferite vengono a galla e nascondersi diventa quasi naturale.
  4. Districamento e comprensione degli aspetti di Vita\Morte\Vita. Ci saranno senz’altro nuovi inizi all’interno della relazione stessa e molti momenti di fine.
  5. Fiducia e capacità di stare quieti in presenza dell’altro, l’accettazione anche di ciò che non comprendiamo subito.
  6. Condivisione dei sogni per il futuro e delle passate malinconie e quindi l’inizio della cicatrizzazione delle ferite arcaiche dell’amore. Quanto è difficile tenersi per mano ed accompagnarsi nella guarigione delle ferite passate?
  7. Uso del cuore per cantare la vita nuova e mescolare corpo, anima e spirito.

Lavorare con la Donna Scheletro mi ha confermato quanto io non debba vergognarmi delle mie parti oscure o del passato che ho avuto, desidero mostrarmi per chi sono e non indossare maschere di super donna, semplicemente l’accettazione che sono bravissima a volermi bene, ma è arrivato il momento che accetti anche l’amore di mi è accanto.

E tu hai conosciuto la Donna Scheletro nella tua relazione?

Se desideri conoscere chi ha viaggiato per la mia bambina interiore scopri una delle mie sorelle direttamente nel suo sito Sacre Radici.

Khadija

Il tuo essere veloce.

Spesso mi sono sentita dire che sono troppo veloce in ciò che faccio sia nella vita lavorativa che quella personale, spesso anche facendomi sentire “sbagliata” per questo mio modo di essere.
Sono giorni che mi lavoro dei temi che mi hanno toccata e tra cui anche la mia velocità.
Ho sempre pensato che fosse dovuto al mio passato, via di casa molto presto, in giro per l’italia e completamente sola.. io dovevo prendermi cura di me, io dovevo muovere gli ingranaggi del mio orologio interno.
Se mi segui da un po’ sai che ho una passione esagerata per gli orologi e per il tempo.
Il tempo è qualcosa di affascinante ai miei occhi, scorre al suo ritmo e non gli importa se tu sei al suo ritmo oppure no, lui prosegue.
In fase ovulatoria sono giunta alla conclusione che io mi amo per come sono e che i giudizi su come sono fatta, su come gestisco il mio tempo mi toccano solo se vado a disturbare il tempo di qualcun’altro.
Nel 2011 mi sono separata da un matrimonio in cui non ero felice, ma la responsabilità era solo mia perchè non volevo ascoltarmi e giudicavo ogni cosa di me, io ero sbagliata.
Nello stesso anno mi sono trasferita da Torino a Milano, mi sono rimessa in gioco in una città che non conoscevo ed è iniziato un nuovo cammino per scoprire chi fossi e se dovessi rallentare. Un anno dopo iniziai come impiegata assicurativa e fidatevi se vi dico che io di assicurazioni non ne sapevo nulla. Persone intorno a me si complimentavano con me per la mia velocità di apprendimento ed intanto la mia vita proseguiva cercando di fermarmi perchè sapete ero troppo veloce.
In tutti questi anni i miei studi olistici non si sono mai fermati.

  • Mi sono trasferita in Brianza nel 2012.
  • Nel 2013 ho aperto la mia prima associazione culturale ed il progetto contro la violenza Mi Diras Nur.
  • Nel 2013 mi sono iscritta alla scuola professionale di Yoga.
  • Nel 2014 ho chiuso la mia prima associazione.
  • Nel 2016 ho terminato gli studi e sono stata licenziata e via a costruire chi sono.
  • Nel 2017 ho aperto partita iva, uno studio olistico,il progetto Mi Diras Nur è diventata associazione e mi sono sposata.

La parola del mio 2017 è Shakti ed esprime esattamente la mia energia personale e la mia velocità.
Ho capito che il mio essere veloce era un mio punto di forza e non una cosa negativa perchè io sono così.
Spesso ci troviamo a giudicare modi di essere di persone a noi vicino, non sono esente dal giudizio ci si lavora, perchè risuonano in noi qualcosa che non amiamo, dobbiamo accettare le diversità perchè ci rendono unici.
La mia migliore amica al telefono un giorno mi disse “Si, tu sei veloce, ma sei Tu”.

SIATE VOI STESSI SEMPRE

Khadija