La donna scheletro

Sono mesi di forte introspezione dove la luce ed il buio si sono alternate nella mia vita, dove ho ascoltato, pianto e respirato a pieni polmoni ogni avvenimento.
Una nuova relazione ha fatto capolino nella mia vita che ha stravolto tutti i miei schemi.
Spesso lavoriamo su alcuni aspetti del nostro essere, ma rimaniamo ancorati ad alcuni schemi che ci portiamo dietro da tutta una vita.
Questa relazione mi ha messa davanti ad uno specchio ed ho visto una me riflessa che ha sempre tenuto sotto controllo l’amore, questo non significa che io non abbia mai amato in passato, semplicemente non mi sono mai lasciata andare completamente.
Grazie ad una sorella, a cui ho chiesto d’intraprendere un viaggio sciamanico, ho scoperto che un pezzo della me bambina è rimasta staccata da me e da tutta la vita piangeva nascosta dal mondo.
Quando si vive una vita dove non si sa cosa significa avere radici è molto difficile lasciarsi andare completamente.
L’universo a 37 anni mi ha messa di fronte a tutte le mie paure che sono uscite prepotentemente nella mia relazione.
Nella notte della Berchta il mio compagno ha deciso di aprire una pagina a caso del libro “Donne che corrono coi lupi” e la Donna scheletro è arrivata per farci lavorare e comprendere.

“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.
L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.
Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.
“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.
Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.
Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.
“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.
Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.
All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.”

La psicoanalisi di questa fiaba inizia con “L’incapacità di affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro fa si che molte relazioni amorose falliscano, per amare bisogna essere non soltanto forti, ma anche saggi, la forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro”
Fin quando si è nella fase dell’innamoramento, dopo l’accettazione del volersi, tutto è meravigliosamente bello, nessuno dei due amanti vuole guardare le parti oscure, si rimane nel farfallio delle emozioni e chi non vorrebbe fosse sempre così?
In questa relazione la Donna Scheletro si è presentata molto presto.
La comunicazione ci sta donando la possibilità di stare mano nella mano ed affrontare le parti oscure anche quando ci spaccano.
Imparare ad amare un’altra anima e affidarsi completamente è qualcosa che per me è sempre risultato molto difficile, il controllo era sempre li pronto a riemergere, il controllo di me stessa, la mia super eroina personale che non ha bisogno di aiuti, anzi è sempre lei ad aiutare il prossimo.
La trasformazione che è in atto in me è qualcosa che va a riprendere chi sono stata da che ne ho memoria, accogliere anche ciò che non amo di me stessa, la mia sorella oscura, e farci due chiacchiere.
La Donna Scheletro  viene interpretata da Clarissa ( autrice del libro ) come un dono che porta sette compiti che insegnano a un’anima ad amarne un’altra :

  1. La scoperta dell’altro come tesoro spirituale. Ogni relazione che sia amicale oppure amorosa giunge per portarci degli insegnamenti.
  2. La caccia. Quei momenti dove diventiamo cacciatori perchè l’istinto ci porta a capire che desideriamo tale anima.
  3. Nascondimento. Quel momento dove i timori delle nostre ferite vengono a galla e nascondersi diventa quasi naturale.
  4. Districamento e comprensione degli aspetti di Vita\Morte\Vita. Ci saranno senz’altro nuovi inizi all’interno della relazione stessa e molti momenti di fine.
  5. Fiducia e capacità di stare quieti in presenza dell’altro, l’accettazione anche di ciò che non comprendiamo subito.
  6. Condivisione dei sogni per il futuro e delle passate malinconie e quindi l’inizio della cicatrizzazione delle ferite arcaiche dell’amore. Quanto è difficile tenersi per mano ed accompagnarsi nella guarigione delle ferite passate?
  7. Uso del cuore per cantare la vita nuova e mescolare corpo, anima e spirito.

Lavorare con la Donna Scheletro mi ha confermato quanto io non debba vergognarmi delle mie parti oscure o del passato che ho avuto, desidero mostrarmi per chi sono e non indossare maschere di super donna, semplicemente l’accettazione che sono bravissima a volermi bene, ma è arrivato il momento che accetti anche l’amore di mi è accanto.

E tu hai conosciuto la Donna Scheletro nella tua relazione?

Se desideri conoscere chi ha viaggiato per la mia bambina interiore scopri una delle mie sorelle direttamente nel suo sito Sacre Radici.

Khadija

Che cos’è la felicità?

In questa giornata coperta da nuvole mi chiedo cosa sia la felicità ?
Spesso nel corso della nostra vita diamo per scontato attimi e momenti che possono essere vissuti intensamente, perdiamo l’amore per le piccole cose e il tempo scorre perchè lui non attende.
Ho 37 anni e se mi guardo indietro di avvenimenti ne sono successi nella mia vita, ho lottato con tutte le mie forze per realizzare i miei sogni e trovare un posto da sentire casa.
Ho imparato ad amare ogni momento cercando di assaporarne ogni secondo.
Oggi mi ritrovo a chiedere che cosa fosse in realtà la felicità per me e domande hanno riempito la mia mente di ritorno in macchina.

E tu cosa pensi che sia la felicità? “Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi – dice Zygmunt Bauman spiegando cos’è la felicità. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”.

Mi sono soffermata a riflettere sulle parole di Bauman e a rendermi conto che ad ogni sfida affrontata nella mia vita, quando la felicità mi sembrava solo un miraggio il mio cuore riprendeva a sentire e ad accogliere.
Quante volte ci succede che per paura rimaniamo arenati in delle situazioni che ci fanno smettere di sentire la parte più profonda del nostro cuore?!
A volte si ha semplicemente paura di essere felici.

Ma nessuno ha la felicità a portata di mano.
La felicità sfugge, sbatte contro gli eventi, la felicità mangia le illusioni, regala tristezze, muore la notte. Ma torna.
La felicità rinasce, sempre.
E ti ricorda ogni giorno che , ad esser felici, ci vuole poco.
Ci vuole solo un po’ di coraggio e nessun rimorso.
– Sabi-

Ascoltare il proprio grembo, la nostra parte selvaggia è un grandissimo atto di coraggio e fidati se ti dico che una volta fatto il salto che tanto ti spaventa la vita può solo che sorprenderti mia cara donna coraggio.
Sii felice.

 

Khadija

 

 

Amanita ed il tempo.

Nella famosa fiaba Alice nel paese delle meraviglie, Alice sogna e segue il Bianconiglio, cade in un mondo fatto di paradossi, beve pozioni che la ingigantiscono o la rimpiccioliscono, incontra un bruco seduto su un fungo rosso a pois bianchi che, fumando un narghilè, le rivela che è proprio il fungo a farla rimpicciolire o crescere a dismisura.
Questo mondo fantastico dove tutto può accadere e dove sognare non fa paura.
Sono molto legata a questa fiaba che mi accompagna da quando sono bambina, talmente tanto che la collezione di libri tra antichi e moderni è diventata la mia passione.
In questo periodo mi sono rimessa a rileggere alcune parti, solitamente mi capitano questi momenti quando qualcosa mi mette in discussione ed ho bisogno di respirare magia.
Quanto è difficile in questa società prendersi del tempo per capire cosa spinge nella nostra pancia?
Quanto è difficile per le persone intorno a noi accettare questi momenti non etichettandoli come egoismo?
Quanta paura abbiamo di prenderci questi momenti?

– Sei contenta di come sei ora? – disse il Bruco.
– Ecco, mi piacerebbe essere un pochino più alta, signore,se non le dispiace – disse Alice – Otto centimetri è una staura proprio infelice –
– E’ una statura eccellente!- disse irritato il Bruco tirandosi su mentre parlava (era alto esattamente otto centimetri).
– Ma io non ci sono abituata!- piagnucolò la povera Alice e fra sè pensava – Come sono suscettibili queste creature!-
– Col tempo ti ci abituerai – disse il Bruco;poi si mise il narghilè e ricominciò a fumare.
Questa volta Alice aspettò con pazienza finchè il bruco non decise di parlare di nuovo. Dopo un paio di minuti il Bruco si tolse dalla bocca il narghilè, sbadigliò una volta o due e si stirò. Quindi scese dal fungo e si allontanò strisciando fra l’erba, dicendo solo : – Da un lato ti farà crescere e dall’altro ti farà diminuire-

Nella favola Alice è insoddisfatta della sua statura e vuole cambiare, ha vissuto avventure che le hanno fatto capire che il cambiamento non la spaventa, ma sente il bisogno di tornare alla normalità della sua statura.
In tutti questi anni ho sempre pensato che la nostra indole fa parte di noi, possiamo modellarla, sentirla,ma sarà sempre li e che se ci viene a mancare sentiamo il profondo bisogno di ripristinarla e qui arriva la scelta.
Alice è posta davanti ad un dilemma, non sa quale parte del fungo la farà crescere o quale la farà diventare ancora più piccola, deve rischiare.
L’ignoto ci fa paura, ed il rischio è comunque qualcosa che ci mette in discussione e spesso preferiamo che il tempo scorra così senza affrontare nessuna decisione.
L’amanita muscaria è il fungo della scelta di Alice e solo recentemente ho scoperto che i popoli americani del Messico e del centro America associavano questo fungo con le forze sovrannaturali che controllavano il tempo.
Con il tempo l’uso di questo fungo si perse e gli antropologi attribuiscono questo sia ai grandi cambiamenti sociali e culturali avvenuti nel Neolitico sia all’avvento del cristianesimo che ha combattuto da sempre l’uso delle sostanze psicoattive considerate riti pagani. Praticamente solo quando l’Amanita muscaria venne assunta al ruolo di “pianta allucinogena” divenne un fungo velenoso.
Come vedi il tempo torna sempre, che non guarda e non aspetta, lui scorre e tu puoi solo decidere di stare e farti accompagnare dal tuo sentire per poter capire oppure correre dietro di lui in modo affannoso per poter annullare e non vedere ciò che ti sta accadendo.

E tu come vivi le scelte che ti mette di fronte la vita?

 

Khadija

  • Bibliografia :
    – Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carrol – Edizione di Martin Gardner.
    – Amanita Muscaria – Elicriso.it

 

Respirando l’energia del bosco.

Sono tornata da un week end meraviglioso in un bosco ricco di magia che ha ospitato Lotus Harmony con le sue attività e non solo.
Arrivavo da giorni che mi hanno costretta a riposo dopo un piccolo intervento alla schiena, molte persone mi dicevano che ero pazza ad andare perchè avrei dovuto riposare,ma io sentivo che il bosco mi stava chiamando.
Questo è lo stesso bosco che ha ospitato anche il mio matrimonio, un bosco che ti accoglie e ti dà la possibilità di sentire.
Sono mesi dove ho messo in discussione molte parti di me e dove mi sono anche chiesta se fossi sulla strada giusta.

Ti capitano mai quei momenti dove un episodio ti ferisce così tanto da voler mollare ogni cosa?

Mi sono sentita giudicata e la mia mente ha riportato in superficie ricordi di una bambina che  non andava mai  bene così com’era e quindi doveva cambiare.
I meccanismi della mente sono così particolari che comprenderli non è mai semplice.
Lentamente mi stavo chiudendo anche nel mio lavoro.
Perchè ti racconto questo?
Se mi segui da un po’ sai quanto per me sia importante mostrarti chi sono e che nessuno di noi è mai arrivato, ma che tutti siamo in continuo cammmino e trasformazione.
Il bosco mi ha mostrato attraverso i suoni ciò che avevo dimenticato.Ho conosciuto donne con storie molto simili alle mie e mi sono ricordata cosa mi avesse spinto nel mio cammino di accompagnamento ad altre anime, ho pianto con loro, ho sentito quell’energia del mio grembo che avevo messo tanto in discussione e ne ho accettato la magia.
Ho suonato per il bosco insieme a mio marito per ringraziarlo e perchè mi ha mostrato una sorellanza inaspettata che è arrivata e mi ha stretta forte in un caldo abbraccio;ho ballato, riso ed anche bevuto in compagnia e mi sono ricordata di quanto non voglia tornare alla me di tanti anni fa che aveva paura dell’amore.
Già, non credere alle persone che dicono di essere illuminate o che hanno la soluzione per ogni cosa, tutto è dentro di te, ci sono solo anime che possono accompagnarti perchè sanno anche mostrarti i loro momenti bui ed è quello che ho visto nelle lacrime di una sorella che aveva perso qualcuno a lei caro e che comunque è entrata nei cerchi anche con il suo dolore.
Grazie mio caro bosco perchè mi hai ricordato che danzare e mostrarmi non è sbagliato, perchè mi hai fatto sentire che il mio lavoro e chi sono può aiutare qualcuno  e che sono qui anch’io per un motivo.
Grazie bosco perchè mi hai fatta sentire amata e nutrita ed è stato uno scambio di energie profondo.
Ogni bosco è meraviglioso, ma se dovessi mai capitare nelle zone di Brescia ti consiglio di andare a conoscere i proprietari di questa magia, l’associazione Mille Petali e respirare e danzare con i suoni di questo luogo.

Namastè

Khadija