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Che tipo di insegnante Yoga sono?

Il mio nome è Khadija, alcuni di voi mi conoscono altri no, il mio cammino con la pratica dello Yoga inizia molti anni fa ed ora di anni ne ho 38.
Arrivo ad oggi con una consapevolezza molto diversa di cosa sia per me essere insegnante Yoga, non giudico il modo di essere altrui, ho piacere di raccontarvi semplicemente la mia trasformazione.
Il mio percorso con lo Yoga iniziò con molta fatica, ero una persona traumatizzata dalla vita e cercavo qualcosa che mi riportasse a sentire il mio corpo.

Ora a distanza di anni comprendo quanta poca attenzione ci sia con persone che come me hanno subito dei traumi.

Ricordo il mio primissimo insegnante che non accoglieva il fatto che a volte m’irrigidissi a lezione, il mio corpo era completamente bloccato, ricordo come se fosse ieri le volte che veniva a correggere una posizione toccandomi anche in modo leggero.

Per anime come la mia anche un tocco leggero può portare alla mente ricordi dolorosi.

Con gli anni di pratica e formazione ho compreso quanto in Italia ci sia poca attenzione su cosa possa provare una persona in reazione anche al nostro linguaggio.

In questi giorni si è fatta strada dentro di me la consapevolezza e l’accettazione di che tipo di insegnante io sia.

Ognuno di noi troverà nel suo cammino l’insegnante adatto a lei\lui , non c’è giusto o sbagliato, ma arrivo ad oggi amando il mio modo.
Le mie classi di Yoga non superano le 10 persone, ho uno studio piccolo, ma anche se un giorno dovessimo ingrandirci, non andrò oltre ad un numero massimo di 12 persone.
Ho scoperto che la ricchezza del mio lavoro è dentro il mio cuore perchè ho la possibilità di vedere ed ascoltare con un’attenzione differente, quell’attenzione che avrei voluto che venisse data a me.
Nelle mie classi di Yoga non troverai diversi livelli come principianti, intermedi o avanzati, perchè osservare i miei allievi seduti a gambe incrociate in ascolto del loro respiro è il mio traguardo più grande, ed essendo il mio modo desidero venga rispettato.

Non possiamo sapere il vissuto di tutte le persone che si presentano nelle nostre classi, possiamo semplicemente avere la stessa attenzione per ognuno di loro.

Che tipo d’insegnante Yoga sono?

Sono una donna che prima di tutto ha sofferto di stress post traumatico, che conosce le conseguenze di una violenza fisica e psicologica e sa la fatica del tornare a sentire il proprio corpo e del respirare senza paura.
Sono un’insegnante che accompagna, che osserva e che continua a farsi domande.
Sono una persona che ha dovuto trasformare la sua pratica per problemi di salute e che si è giudicata per questo perchè non si sentiva all’altezza… fino ad oggi che mi amo per ciò che posso trasmettere.
Sono un’insegnante che desidera che i propri allievi possano sentirsi al sicuro, radicati e presenti ad ogni lezione.
Per questo ringrazio ogni anima che mi segue per l’opportunità di crescere insieme e scoprire la meraviglia della pratica.

Non muovere mai l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, affinché difendendosi l’uno con l’altra, queste due parti mantengano il loro equilibrio e la loro salute.

Platone

 

Khadija Cirafici : Ricercatrice di Armonia, Womb Keeper,Operatrice di Feminine Balance Massage.Si occupa di risveglio del femminino e di tutto ciò che ruota intorno alle vibrazioni come operatrice sonora di campane tibetane dal 2014 e di Gong dal 2016.
Diplomata come insegnante Yoga presso l’Accademia Sathya Yoga di Monza.Dopo un anno e mezzo all’Ospedale San Raffaele di Milano con il progetto di Ansie e disturbi alimentari il suo insegnamento si è focalizzato sullo Yogaterapia,si occupa di tutto ciò che ruota intorno al trauma grazie alla sua formazione in Trauma Informed Yoga in collaborazione con una rete di professionisti.
Presidente dell’Associazione contro la violenza Mi Diras Nur.
388/4870426 – khadija@lotusharmony.org
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Respira ogni attimo…

Quante volte diamo per scontato tutto ciò che ci accade?
Quante volte presi dal nostro ego smettiamo di ascoltare chi è accanto a noi?
Quanto è difficile respirare ogni attimo?

Spesso la routine ci porta a dimenticare una cosa fondamentale, l’ascolto di noi stessi e di chi è accanto a noi, spesso siamo talmente presi da ciò che accade da non respirare ogni attimo.
La vita non è stata generosa con me e forse avrei dovuto comprendere l’importanza del tempo anni prima.
La morte improvvisa di un’amica a me cara aveva messo un semino su ciò che sarebbe stato il mio cammino consapevole, ma solo quando vidi mia sorella uscire dalla sala operatoria per un’operazione al cuore qualcosa scattò dentro di me ed iniziai ad osservare il tempo in modo differente.

Quale rapporto hai con il tempo?

Fermati, ora, si proprio ora… chiudi gli occhi e pensa a cos’hai fatto oggi, pensa all’emozioni che hai percepito in ogni tuo gesto fino ad ora.
Non ho scritto nulla sul crollo del ponte a Genova,non l’ho fatto per scelta mia personale, Genova la città che ha ospitato grandissima parte della mia vita, Genova una città che tanto ho odiato quanto ho amato.
Il giorno del crollo piansi di nascosto, piansi ascoltando il battito del mio cuore, piansi per i parenti e gli amici rimasti di chi non c’era più.
Da quel giorno lessi post con giudizi, attacchi, spiegazioni ed intanto pensavo a quanto la vita possa scivolare via in un attimo.
Solo chi mi conosce sa quanto sia difficile per me questo periodo dell’anno, ma ho deciso di scrivere a te che hai scelto di prenderti del tempo per leggermi, scrivo a te e ti chiedo di abbracciare di più le persone che hai accanto,ti chiedo di accudire di più te stesso e chi ami, scrivo a te che sei in una vita infelice e non fai nulla per cambiare la situazione in cui sei, scrivo a te e ti chiedo una semplice cosa vivi, ed ama ogni tuo respiro.
Spesso nel web si trovano articoli sul come lavorare su se stessi, su cosa fare e non fare, io ti chiedo solo una cosa, vivi.. ama ogni cosa intorno a te e fa un bel respiro, si ora, un respiro profondo e sorridi, sorridi per quello che la vita ti ha donato oggi e ringrazia.
A breve compirò 38 anni e nella mia vita di cose ne sono cambiate, ma una cosa l’ho imparata, perdermi nell’osservare i dettagli intorno a me ed anche quando tutto sembra insormontabile focalizzarmi sul mio cuore e ringraziare per essere qui.

Mi hai letta fino a qui? Respira ancora profondamente e ringrazia.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carrol)

Khadija

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Quando la tua passione diventa il tuo lavoro.

Ho deciso di scrivere queste due righe perché spesso mi sento dire che sono un esempio da seguire perché ho fatto della mia passione il mio lavoro.
Ho iniziato ad intraprendere un viaggio tra olismo e femminino sacro che ero solo una ragazzina e di anni ora ne ho quasi 38, un viaggio esclusivamente mio dove cercavo qualcosa che mi salvasse dai dolori del mio passato e mai avrei immaginato di farne un lavoro.
Spesso mi ritrovo a sorridere perché nel web trovi tantissimi corsi per poter avviare la tua attività, oppure vedi moltissime persone pubblicare continuamente il loro successo, ecco io non voglio parlarti dei miei traguardi, ma dei miei sacrifici.
Nel 2013 decisi di aprire un’associazione culturale per far conoscere l’olismo alle persone intorno a me, ma io ero solo un’esterna, non mi sentivo pronta, decidere di accompagnare il prossimo era qualcosa che richiedeva un sentire profondo ed una grandissima umiltà e tra le mie paure c’era anche quella di scordare l’ascolto della pancia e di diventare tutta ego perché questo vedevo spesso intorno a me.
Nello stesso anno nacque anche il mio progetto contro la violenza sulle donne, volevo aiutare persone che come me avevano conosciuto quel dolore trovando qualcuna che le capisse,intanto studiavo, studiavo e continuavo a studiare mentre ogni giorno andavo in ufficio come dipendente.
Ogni passo è stato un sacrificio sia di tempo che di denaro, spesso mi ritrovavo stanchissima la sera tanto da non riuscire a prendermi del tempo per me e nel frattempo continuavo la mia terapia personale.
Già hai letto bene, sono  in terapia perché credo che per essere di supporto al prossimo prima di tutto non devo smettere di esserlo per me stessa.
Quando arrivò il licenziamento dall’ufficio compresi che era giunto il momento di mettersi in gioco, lavorai sul mio sito, sui contenuti ed iniziai ad offrire lezioni di yoga e trattamenti ad offerta libera, iniziai a farmi conoscere prendendo in affitto un piccolo spazio in condivisione fino a che un giorno arrivò il mio studio definitivo.
Ogni volta che entro nel mio studio ne osservo i muri ed i colori, ogni volta respiro e sorrido perchè ogni parte dello studio di Lotus Harmony è un pezzo di sacrificio, dalla mia liquidazione, al tempo dedicato a tirarlo su insieme alla mia socia,è la mia casa.
Ho una storia passata molto difficile, e questa è la prima volta che posso definire un posto casa, anche se è il luogo dove lavoro è anche dove ogni parte di me respira liberamente e dove sia le mie lacrime che quelle di altre persone vengono accolte.
Sono diventata una libera professionista costruendo ogni parte di me ed accogliendo anche i momenti difficili compresi i sacrifici economici tra tasse, affitto e bollette e vorrei che ogni persona che varcasse la porta di Lotus ne comprendesse la bellezza proprio perchè è il luogo che io chiamo casa.

Desideri metterti in gioco facendo della tua passione il tuo lavoro?

Il mio consiglio è quello di ascoltarti e farti seguire da persone che ti aiuteranno a costruire, con i pro e contro, la tua attività,perché essere una libera professionista non è una passeggiata e ci vuole la consapevolezza che la tua vita non sarà più la stessa e che dovrai cancellare la tua mentalità da dipendente.

Ti elenco le persone che continuo a seguire e che potrebbero aiutarti :

Gioia Gottini
Giada Carta
Enrica Crivello

Non dimenticare la cosa più importante : ascoltati con rispetto e fai la stessa cosa con le persone intorno a te che hanno cominciato una loro attività in proprio.

Khadija

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Esperienze nel Feminine Balance Massage

Due donne meravigliose hanno accettato di farsi intervistare dopo la loro esperienza con il Feminine Balance Massage.
Vuoi scoprire di più su questo trattamento? Continua a leggere.

Intervista a Barbara :

  • Barbara prima di tutto grazie per esserti resa disponibile per quest’intervista dove grazie alla tua esperienza altre donne scopriranno il Feminine Balance Massage. Cosa ti ha spinta a provare questo trattamento?
    • Il voler provare a riequilibrare il mio ciclo mestruale
  • Ti va di spiegarci il primo impatto con questo trattamento?
    • Per me è stata dalla prima volta molto profondo con degli impatti immediati di risultati sia fisici che mentali, perché molte delle mie problematiche erano radicate in me, quindi piano piano si sono sciolti nodi e questioni sospese che hanno avuto un immediato riflesso anche sulla parte fisica
  • Quali sono state le tue sensazioni durante il trattamento e nei giorni a seguire?
    • Le sensazioni sono sempre molto variabili la principale è quella di sblocco e nei giorni successivi di miglioramento anche a livello umorale.
  • Hai trovato miglioramenti e se si quali?
    • Fisicamente le emicranie da ciclo si sono attenuate tantissimo, ed anche il ciclo mestruale è più fluido e meno doloroso, ormai le avvisaglie che mi sta arrivando il ciclo sono veramente flebili
  • Stai proseguendo con questo trattamento perché?
    • Io sono ancora in una fase di sblocco e vorrei riuscire a liberare tutto o almeno il più possibile, quello fatto fino ad ora ha migliorato la mia qualità della vita in maniera notevole.
  • Cosa diresti alle altre donne che vorrebbero provare questo tipo di trattamento?
    • Il suggerimento che vi posso dare è di essere rilassate e propositive e vedrete che con l’aiuto di Khadjia troverete la strada giusta per far fronte al vostro problema, bisogna ascoltare il proprio corpo mentre si sta facendo il massaggio e anche nelle fasi successive bisogna recepire tutti i cambiamenti, così da affianare la tecnica mirata su voi stesse.

Intervista a Federica :

  • Federica prima di tutto grazie per esserti resa disponibile per quest’intervista dove grazie alla tua esperienza altre donne scopriranno il Feminine Balance Massage. Cosa ti ha spinta a provare questo trattamento?
    • Ho conosciuto questo trattamento attraverso Cora, la mia meravigliosa Doula, che mi segue dai primi mesi di vita della mia prima bimba.
      Intorno ai 13 mesi di mia figlia ho iniziato a pensare ad un secondo bimbo, ma mettici il ciclo che ancora non era tornato, la paura di rimettermi in gioco, l’ovaio policistico… ho deciso con Cora di provare questo trattamento per rimettermi un po’ in sesto per ricominciare.
  • Ti va di spiegarci il primo impatto con questo trattamento?
    • Profondo. Questa è la prima parola a cui penso quando penso ai trattamenti Feminine Balance Massage ricevuti.
      Semplice e profondo.
  • Quali sono state le tue sensazioni durante il trattamento e nei giorni a seguire?
    • Ho adorato la sensazione di essere ‘custodita’ nel momento del trattamento. Le sensazioni sono state ogni volta diverse, alcune volte ho percepito dei veri e propri blocchi emozionali ed energetici sciogliersi e riportare il sereno, altre volte ho percepito la difficoltà del mio corpo a lasciarsi andare, altre mi sono lasciate cullare nel rebozo finale.
      Nei giorni seguenti mi sono sentita a volte scombussolata ma dopo poco, ogni volta, rigenerata.
  • Hai trovato miglioramenti e se si quali?
    • Il mio ciclo mestruale è tornato… ma non solo questo: è diventato regolare. E… beh insomma.. sono incinta :-)
  • Cosa diresti alle altre donne che vorrebbero provare questo tipo di trattamento?
    • Di provarlo. Assolutamente. Soprattutto se il rapporto con il proprio ciclo mestruale è difficile.
      Spiegarlo non rende l’idea. E’ molto più efficace provarlo.

Desideri avere maggiori informazioni su questo trattamento?
Contattaci : khadija@lotusharmony.org
cora@lotusharmony.org

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La donna scheletro

Sono mesi di forte introspezione dove la luce ed il buio si sono alternate nella mia vita, dove ho ascoltato, pianto e respirato a pieni polmoni ogni avvenimento.
Una nuova relazione ha fatto capolino nella mia vita che ha stravolto tutti i miei schemi.
Spesso lavoriamo su alcuni aspetti del nostro essere, ma rimaniamo ancorati ad alcuni schemi che ci portiamo dietro da tutta una vita.
Questa relazione mi ha messa davanti ad uno specchio ed ho visto una me riflessa che ha sempre tenuto sotto controllo l’amore, questo non significa che io non abbia mai amato in passato, semplicemente non mi sono mai lasciata andare completamente.
Grazie ad una sorella, a cui ho chiesto d’intraprendere un viaggio sciamanico, ho scoperto che un pezzo della me bambina è rimasta staccata da me e da tutta la vita piangeva nascosta dal mondo.
Quando si vive una vita dove non si sa cosa significa avere radici è molto difficile lasciarsi andare completamente.
L’universo a 37 anni mi ha messa di fronte a tutte le mie paure che sono uscite prepotentemente nella mia relazione.
Nella notte della Berchta il mio compagno ha deciso di aprire una pagina a caso del libro “Donne che corrono coi lupi” e la Donna scheletro è arrivata per farci lavorare e comprendere.

“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.
L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.
Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.
“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.
Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.
Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.
“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.
Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.
All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.”

La psicoanalisi di questa fiaba inizia con “L’incapacità di affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro fa si che molte relazioni amorose falliscano, per amare bisogna essere non soltanto forti, ma anche saggi, la forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro”
Fin quando si è nella fase dell’innamoramento, dopo l’accettazione del volersi, tutto è meravigliosamente bello, nessuno dei due amanti vuole guardare le parti oscure, si rimane nel farfallio delle emozioni e chi non vorrebbe fosse sempre così?
In questa relazione la Donna Scheletro si è presentata molto presto.
La comunicazione ci sta donando la possibilità di stare mano nella mano ed affrontare le parti oscure anche quando ci spaccano.
Imparare ad amare un’altra anima e affidarsi completamente è qualcosa che per me è sempre risultato molto difficile, il controllo era sempre li pronto a riemergere, il controllo di me stessa, la mia super eroina personale che non ha bisogno di aiuti, anzi è sempre lei ad aiutare il prossimo.
La trasformazione che è in atto in me è qualcosa che va a riprendere chi sono stata da che ne ho memoria, accogliere anche ciò che non amo di me stessa, la mia sorella oscura, e farci due chiacchiere.
La Donna Scheletro  viene interpretata da Clarissa ( autrice del libro ) come un dono che porta sette compiti che insegnano a un’anima ad amarne un’altra :

  1. La scoperta dell’altro come tesoro spirituale. Ogni relazione che sia amicale oppure amorosa giunge per portarci degli insegnamenti.
  2. La caccia. Quei momenti dove diventiamo cacciatori perchè l’istinto ci porta a capire che desideriamo tale anima.
  3. Nascondimento. Quel momento dove i timori delle nostre ferite vengono a galla e nascondersi diventa quasi naturale.
  4. Districamento e comprensione degli aspetti di Vita\Morte\Vita. Ci saranno senz’altro nuovi inizi all’interno della relazione stessa e molti momenti di fine.
  5. Fiducia e capacità di stare quieti in presenza dell’altro, l’accettazione anche di ciò che non comprendiamo subito.
  6. Condivisione dei sogni per il futuro e delle passate malinconie e quindi l’inizio della cicatrizzazione delle ferite arcaiche dell’amore. Quanto è difficile tenersi per mano ed accompagnarsi nella guarigione delle ferite passate?
  7. Uso del cuore per cantare la vita nuova e mescolare corpo, anima e spirito.

Lavorare con la Donna Scheletro mi ha confermato quanto io non debba vergognarmi delle mie parti oscure o del passato che ho avuto, desidero mostrarmi per chi sono e non indossare maschere di super donna, semplicemente l’accettazione che sono bravissima a volermi bene, ma è arrivato il momento che accetti anche l’amore di mi è accanto.

E tu hai conosciuto la Donna Scheletro nella tua relazione?

Se desideri conoscere chi ha viaggiato per la mia bambina interiore scopri una delle mie sorelle direttamente nel suo sito Sacre Radici.

Khadija

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Che cos’è la felicità?

In questa giornata coperta da nuvole mi chiedo cosa sia la felicità ?
Spesso nel corso della nostra vita diamo per scontato attimi e momenti che possono essere vissuti intensamente, perdiamo l’amore per le piccole cose e il tempo scorre perchè lui non attende.
Ho 37 anni e se mi guardo indietro di avvenimenti ne sono successi nella mia vita, ho lottato con tutte le mie forze per realizzare i miei sogni e trovare un posto da sentire casa.
Ho imparato ad amare ogni momento cercando di assaporarne ogni secondo.
Oggi mi ritrovo a chiedere che cosa fosse in realtà la felicità per me e domande hanno riempito la mia mente di ritorno in macchina.

E tu cosa pensi che sia la felicità? “Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi – dice Zygmunt Bauman spiegando cos’è la felicità. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”.

Mi sono soffermata a riflettere sulle parole di Bauman e a rendermi conto che ad ogni sfida affrontata nella mia vita, quando la felicità mi sembrava solo un miraggio il mio cuore riprendeva a sentire e ad accogliere.
Quante volte ci succede che per paura rimaniamo arenati in delle situazioni che ci fanno smettere di sentire la parte più profonda del nostro cuore?!
A volte si ha semplicemente paura di essere felici.

Ma nessuno ha la felicità a portata di mano.
La felicità sfugge, sbatte contro gli eventi, la felicità mangia le illusioni, regala tristezze, muore la notte. Ma torna.
La felicità rinasce, sempre.
E ti ricorda ogni giorno che , ad esser felici, ci vuole poco.
Ci vuole solo un po’ di coraggio e nessun rimorso.
– Sabi-

Ascoltare il proprio grembo, la nostra parte selvaggia è un grandissimo atto di coraggio e fidati se ti dico che una volta fatto il salto che tanto ti spaventa la vita può solo che sorprenderti mia cara donna coraggio.
Sii felice.

 

Khadija