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Abbracciando l’apparente fragilità.

Trame che si tessono: davanti ai miei occhi, dietro alle mie spalle con fili dei miei orli scuciti…

Le Madri ed i Bimbi, le loro anime.

Donne e nuove creature che si avvicendano, che si legano o che rimangono lontane l’una dalle altre, magari conoscendosi grazie a parole, a racconti, magari toccandosi solo per un attimo, o per poche ore.

L’attesa.

I travaglio.

Il parto, la vita che passa dal buio alla Luce, la conoscenza e la negazione di essa.

Tensione di Donne, di Madri che vogliono toccare l’autentico.

Tensione ed imposizione di chi l’autentico lo nega, che ne tiene lontana anche l’idea, lo sfioramento.

Il dolore, la paura di esso che sovrasta l’incontro.

L’abbracciare il dolore, l’abbandonarsi ad esso, l’apertura.

L’apertura al figlio, alla figlia a qualcuno che portiamo nel grembo ma che è diverso da noi.

L’arrendersi a lei, a lui, a quello che ci porterà nella Vita.

La scoperta del “sentirsi in grado”…

Lo scoprire la parte selvaggia, l’animale istintuale da parto che ci guida.

E la scoperta che ci si può sentire in grado anche dopo.

Anche se tutto è andato diversamente dall’immaginato.

L’autentico che si tocca nei primi giorni di vita da Madre: nella disperazione e nell’innamoramento.

La fragilità che si ripresenta, che permette di crescere a noi, alle nostre figlie ed ai nostri figli.

La fragilità che porta in sé l’autentico solo se accolta e guardata controLuce

Cora Erba

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