Il potere dei suoni – Corso Massaggio Sonoro

25 Febbraio 2018
In Via Mazzini 16 Villasanta (mb)

Viviamo in tempi di cambiamento di consapevolezza,il suono gioca un ruolo chiave in questi tempi, perchè il suono ci aiuta ad adattarci alle frequenze instabili che viaggiano su più livelli.

” E’ importante che la persona che invita la campana al suono rassereni prima di tutto se stessa. Se il suo corpo, la sua parola e la sua mente sono sereni e in armonia, quando invita la campana, il suono sarà pieno, bello e gioioso; questo aiuterà coloro che ascoltano a risvegliarsi al momento presente e a vincere l’ansia e il doloro. – Thic Nath Hanh”

– Storia delle campana tibetana.
– Massaggio sonoro con le campane tibetane.
– Automassaggio con le campane tibetane.
– Massaggio sonoro con le essenze astrali
– Pratica

Orario corso 9:30/12:30 , pausa pranzo, 14:00/18:00


Acconto o Saldo corso.



Per info e prenotazioni scrivere a khadija@lotusharmony.org
o chiamare al 3884870426.

Khadija Cirafici : Ricercatrice di Armonia, Womb Keeper,Operatrice di Feminine Balance Massage.Si occupa di risveglio del femminino e di tutto ciò che ruota intorno alle vibrazioni come operatrice sonora di campane tibetane dal 2014 e di Gong dal 2016.
Ha completato il ciclo di studi di Formazione Insegnanti, conseguendo il diploma di insegnante “F.I.S.Y. Formazione Insegnanti Sathya Yoga.Dopo un anno e mezzo all’Ospedale San Raffaele di Milano con il progetto di Ansie e disturbi alimentari il suo insegnamento si è focalizzato sullo Yogaterapia.
Presidente dell’Associazione contro la violenza Mi Diras Nur.

La formazione è importante.

Spesso nel mondo olistico diamo per scontata la formazione, non tutti sanno che alcune professioni non sono regolamentate, questo significa che se un giorno io decidessi di essere insegnante Yoga senza fare nessuna scuola  posso farlo.
Avere una preparazione è importantissimo, praticare Yoga significa unione tra mente, corpo e spirito, quindi lavorando con il nostro corpo dobbiamo conoscerlo.
Pratico da molti anni, ma non mi sono mai sognata di svegliarmi una mattina e dirmi “Dai ormai conosci questa pratica domani vai ad insegnare”, al contrario mi sono messa più volte in discussione anche nella decisione di cercare una scuola di formazione.
Essere un praticante yoga non fa di te un’insegnante.
C’è una grande differenza tra il sapere qualcosa e trasmetterla ad altri, quando pratichiamo pensiamo a noi per ascoltarci, quando insegnamo la nostra attenzione è verso gli allievi, per questo è importante seguire un buon corso di formazione per insegnanti.
La preparazione nello Yoga è basilare, dobbiamo conoscere cosa può e non può fare una persona perchè capita che ci siano delle limitazioni fisiche e sapere quali siano le posizioni adatte è importante.
Quanti di noi entrano in un centro oppure in una palestra senza chiedersi se le persone a cui ci stiamo affidando siano realmente formati per accompagnarci?
Fatevi sempre domande, non date mai nulla per scontato, controllate i crediti della persona che scegliete come insegnante, perchè l’esperienza è importante, ma anche la formazione.
Viviamo in una società del tutto e subito, vedo corsi di formazione di pochi giorni perchè tanto non esiste nessuna regolamentazione, e si pensa che tutto sia facile, e se da una parte è molto facile trovare insegnanti Yoga senza alcun tipo di diploma come comportarsi con le stesse scuole di formazione? Anche qui non esiste una tutela, chiunque può decidere di tenere corsi per formare futuri insegnanti.
Desideri intraprendere un cammino nel mondo dello Yoga come insegnante? Non fermarti all’apparenza, ai numeri di Like su una pagina facebook o dalla presenza di tante persone nelle foto che pubblicizzano una determinata scuola, è un tuo diritto chiedere tra le informazioni i crediti di chi dovrebbere essere il tuo insegnante.
Affidarsi a persone preparate è molto importante perchè saranno loro ad accompagnarti in un viaggio per scoprire la bellezza dello Yoga come insegnante.
Lavorare con il prossimo è una grandissima responsabilità per chiunque decida di farlo.

Khadija

La Doula chi è?

Sempre più spesso chi mi incontra mi chiede che lavoro sia la doula nello specifico.
Se ne sente parlare ma è difficile comprendere davvero un mestiere che fa dello stare, della presenza silenziosa, il suo fulcro.
Allora quando mi chiedono… mi piace raccontare il mito di Galati, trasformata poi in donnola da Era.
Lo trovate qui:

Cora Erba

Pedagogista e doula

La donna scheletro

Sono mesi di forte introspezione dove la luce ed il buio si sono alternate nella mia vita, dove ho ascoltato, pianto e respirato a pieni polmoni ogni avvenimento.
Una nuova relazione ha fatto capolino nella mia vita che ha stravolto tutti i miei schemi.
Spesso lavoriamo su alcuni aspetti del nostro essere, ma rimaniamo ancorati ad alcuni schemi che ci portiamo dietro da tutta una vita.
Questa relazione mi ha messa davanti ad uno specchio ed ho visto una me riflessa che ha sempre tenuto sotto controllo l’amore, questo non significa che io non abbia mai amato in passato, semplicemente non mi sono mai lasciata andare completamente.
Grazie ad una sorella, a cui ho chiesto d’intraprendere un viaggio sciamanico, ho scoperto che un pezzo della me bambina è rimasta staccata da me e da tutta la vita piangeva nascosta dal mondo.
Quando si vive una vita dove non si sa cosa significa avere radici è molto difficile lasciarsi andare completamente.
L’universo a 37 anni mi ha messa di fronte a tutte le mie paure che sono uscite prepotentemente nella mia relazione.
Nella notte della Berchta il mio compagno ha deciso di aprire una pagina a caso del libro “Donne che corrono coi lupi” e la Donna scheletro è arrivata per farci lavorare e comprendere.

“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.
L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.
Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.
“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.
Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.
Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.
“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.
Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.
All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.”

La psicoanalisi di questa fiaba inizia con “L’incapacità di affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro fa si che molte relazioni amorose falliscano, per amare bisogna essere non soltanto forti, ma anche saggi, la forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro”
Fin quando si è nella fase dell’innamoramento, dopo l’accettazione del volersi, tutto è meravigliosamente bello, nessuno dei due amanti vuole guardare le parti oscure, si rimane nel farfallio delle emozioni e chi non vorrebbe fosse sempre così?
In questa relazione la Donna Scheletro si è presentata molto presto.
La comunicazione ci sta donando la possibilità di stare mano nella mano ed affrontare le parti oscure anche quando ci spaccano.
Imparare ad amare un’altra anima e affidarsi completamente è qualcosa che per me è sempre risultato molto difficile, il controllo era sempre li pronto a riemergere, il controllo di me stessa, la mia super eroina personale che non ha bisogno di aiuti, anzi è sempre lei ad aiutare il prossimo.
La trasformazione che è in atto in me è qualcosa che va a riprendere chi sono stata da che ne ho memoria, accogliere anche ciò che non amo di me stessa, la mia sorella oscura, e farci due chiacchiere.
La Donna Scheletro  viene interpretata da Clarissa ( autrice del libro ) come un dono che porta sette compiti che insegnano a un’anima ad amarne un’altra :

  1. La scoperta dell’altro come tesoro spirituale. Ogni relazione che sia amicale oppure amorosa giunge per portarci degli insegnamenti.
  2. La caccia. Quei momenti dove diventiamo cacciatori perchè l’istinto ci porta a capire che desideriamo tale anima.
  3. Nascondimento. Quel momento dove i timori delle nostre ferite vengono a galla e nascondersi diventa quasi naturale.
  4. Districamento e comprensione degli aspetti di Vita\Morte\Vita. Ci saranno senz’altro nuovi inizi all’interno della relazione stessa e molti momenti di fine.
  5. Fiducia e capacità di stare quieti in presenza dell’altro, l’accettazione anche di ciò che non comprendiamo subito.
  6. Condivisione dei sogni per il futuro e delle passate malinconie e quindi l’inizio della cicatrizzazione delle ferite arcaiche dell’amore. Quanto è difficile tenersi per mano ed accompagnarsi nella guarigione delle ferite passate?
  7. Uso del cuore per cantare la vita nuova e mescolare corpo, anima e spirito.

Lavorare con la Donna Scheletro mi ha confermato quanto io non debba vergognarmi delle mie parti oscure o del passato che ho avuto, desidero mostrarmi per chi sono e non indossare maschere di super donna, semplicemente l’accettazione che sono bravissima a volermi bene, ma è arrivato il momento che accetti anche l’amore di mi è accanto.

E tu hai conosciuto la Donna Scheletro nella tua relazione?

Se desideri conoscere chi ha viaggiato per la mia bambina interiore scopri una delle mie sorelle direttamente nel suo sito Sacre Radici.

Khadija